Breve atto unico. Drammaturgia di Henry Gallamini

Un adattamento (attualizzato) per il teatro dell’omonimo racconto di Adolf Loos.

PERSONAGGI

un POVERO RICCO[1], 60 anni, la nostalgia dell’arte

sua MOGLIE[2], 45 anni, l’incuranza dell’arte

sua FIGLIA[3], 25 anni, la vita per l’arte

l’ARCHITETTO[4], 45 anni, il simulacro dell’arte

L’azione si svolge nel presente.

[1] Capelli bianchi ricci ormai esausti. Corporatura robusta, vigorosa ma innocua. Indossa una lunga vestaglia, pantaloni neri e un paio di pantofole stravaganti. Sotto le pantofole dei calzini bianchi.

[2] Capelli biondi cotonatissimi con piccolo cappello cilindrico intonato ad uno sgargiante tailleur e scarpe con tacchi altissimi, indossati con innata disinvoltura.

[3] Capelli biondi lisci. Indossa un semplice maglione di un tessuto a trama larga, pantaloni chiari e scarpe basse.

[4] Corporatura asciutta, si direbbe atletica. Capello corto, un poco riccio, colore biondiccio. Occhiali di forma ovale che ricalcano perfettamente l’orbita oculare e gli occhi celesti, montatura dorata sottilissima. Naso affilato. Bocca stretta, spesso contratta a mo’ di culo di gallina. Mandibola e zigomi perfettamente modellati, incarnato chiaro ma non pallido. Un velo di barba, si direbbe disegnata ma con calibrata noncuranza. Indossa un completo grigio scuro, con giacca alla coreana, camicia bianca completamente abbottonata.

 

Oggi, in una qualsiasi area metropolitana occidentale. Un quartiere esclusivo. Un interno upper-class. La scena è totalmente nera ma non vuota. Vi sono disposti in maniera apparentemente casuale, quanto sapientemente premeditata, svariati parallelepipedi neri di dimensioni diverse che funzionano da divisori, sedie, tavoli, cassettiere. Sul fondo, incorniciato da una fuga prospettica costruita con pannelli appesi al soffitto disposti in maniera aderente al disegno generale, una riproduzione in bronzo dorato dei “Lutteurs” di F. Charpentier. Appoggiati a terra, di fianco ad un parallelepipedo che è usato come tavolo, vi sono svariati pacchetti regalo di diverse dimensioni, avvolti e infiocchettati in carte sgargianti e colorate. In scena un Povero Ricco, seduto al tavolo e intento a prendere appunti. Entra la Moglie, gli si avvicina e lo bacia.

LA MOGLIE            Buon compleanno, tesoro.

UN POVERO RICCO        Grazie, amore. (Inquieto) Clara è già uscita per le prove?

LA MOGLIE            Non ancora. Non senza farti gli auguri. (Pausa) Non preoccuparti, si è definitivamente convinta della bontà dell’iniziativa. Pur trattandosi di un concerto di beneficenza, puoi ben capire le sue perplessità.

UN POVERO RICCO        Certo, certo. (Con ironia) Lei è un’artista pura! (Tornando serio) Andrà benissimo, non potrebbe essere altrimenti. L’ho già ringraziata per avere accettato di esibirsi con così poco preavviso. So quanto sia impegnata. È importante che oggi le donazioni siano particolarmente consistenti, anche grazie a lei.

LA MOGLIE                       La sala da concerti è già tutta esaurita.

UN POVERO RICCO        La demolizione di quegli edifici fatiscenti avranno enormi ricadute sulla popolazione di quel quartiere. Gente non propriamente da raccomandarsi come vicini di palco a teatro, figurarsi come vicini di casa.

LA MOGLIE            Questo non te l’ho mai sentito dire in pubblico.

UN POVERO RICCO        Né mai lo sentirai. Viviamo in tempi oscuri in cui una verità espressa in modo franco da gente onesta e rispettabile non è più compresa né apprezzata. Mi sono esposto personalmente promettendo di risarcire gli abitanti con la costruzione di un nuovo centro culturale. Di quando in quando presterò gratuitamente alcune opere della mia collezione privata, perché siano esposte al pubblico. Quelle meno preziose, s’intende, che non hanno trovato posto nella nostra nuova casa. Sarà un’architettura completamente nuova, fantastica e visionaria. Un edificio-simbolo! Un’icona!

LA MOGLIE            Sarà il tuo monumento. Non importa quale sarà il suo contenuto. Visitandolo, tutti conosceranno il tuo nome e che sei un uomo potente.

UN POVERO RICCO        L’architettura è qualcosa di potenzialmente immortale, di definitivo. Come pure l’espressione più visibile dei valori civili e artistici. Non capisco le perplessità di Clara.

LA MOGLIE            Credo che voi due non vi capirete mai. Ma non sottovalutare quanto Clara tenga alla propria autonomia artistica e personale.

UN POVERO RICCO        Ma non le ho chiesto nient’altro che di essere se stessa! (Brusco) Sedersi al pianoforte e suonare quello che le pareva! (Rilassandosi) In ogni modo ormai è andata.

LA MOGLIE            Almeno riuscirai a staccare un po’ dal lavoro?

UN POVERO RICCO        Oggi è pur sempre il mio compleanno! Fra poco verrà qui il mio… il nostro architetto, con il quale dobbiamo perfezionare alcuni dettagli qui in casa.

LA MOGLIE            Ancora dettagli da perfezionare? Con tutto il denaro che hai speso finora! È come un secondo lavoro. Mi chiedo come tutto questo possa renderti felice.

UN POVERO RICCO        Non è questione di felicità, ma di amore per l’arte.

LA MOGLIE            (Con compiaciuta leggerezza) L’arte! Sai bene che ci sono persone a cui manca tutto ciò che ti si può invidiare. Ma per te ogni vile preoccupazione viene spazzata via dalla grande incantatrice, l’arte! Ti sei fatto costruire questa casa per poter dire: ho un rapporto diretto con l’arte! Perché non si possa dire che un qualsiasi parvenu possa porgere il suo biglietto da visita e il tuo domestico gli spalanchi la porta della tua casa, ma che all’arte non hai ancora offerto ospitalità! (Leziosa) Ma l’arte non viene di sua iniziativa. E così sei andato a cercarla.

UN POVERO RICCO        (Con enfasi) Mi sono detto: “la riceverò come una regina e avrà nella mia casa la sua dimora!” Detto… Fatto!

LA MOGLIE            Sei sempre stato un uomo risoluto nell’affrontare i problemi. Nella vita non potevi fare altro che occuparti di demolizioni controllate! Demolire le brutte case dei poveri ti ha insegnato come sarebbe dovuta essere la tua nuova casa. (Ridendo) Ah, brindiamo alla distruzione creatrice! Non mi dispiace affatto che tu abbia fatto soldi a palate con la dinamite o costruendo appartamenti risparmiando all’osso sui costi!

UN POVERO RICCO        Sono andato dal più famoso degli architetti, il nostro architetto, e gli ho detto: “Mi porti l’arte. Porti l’arte fra le mie pareti domestiche. Non bado a spese”.

LA MOGLIE            Ah, non se l’è fatto certo dire due volte. Una vera fortuna trovare una persona ricca e potente pronta a sborsare tanto denaro per farsi mettere l’esistenza sottosopra con l’architettura! Poco tempo dopo sono sbarcati a casa nostra un plotone di persone – anche questa era gente non propriamente da raccomandarsi come vicini di casa – e su indicazione del tuo architetto gettarono via tutti i nostri vecchi mobili.

UN POVERO RICCO        (Rimuginando) Anche la sedia a dondolo di mio padre, e il vecchio orologio… (Brusco) Maledizione, quel giorno ero bloccato in consiglio di amministrazione!

LA MOGLIE            Hanno fatto letteralmente terra bruciata. Uno spoglio deserto. Poi sono arrivati un esercito di parchettisti, decoratori, laccatori, muratori, imbianchini, falegnami, idraulici, elettricisti, tappezzieri, pittori e decoratori, mobilieri e in meno che non si dica l’arte era stata catturata, inscatolata, ben sistemata tra le nostre pareti domestiche. Fortunatamente io ho passato tutto quel tempo nella nostra villa sul lago.

Entra la Figlia.

UN POVERO RICCO        Ecco qui la stella della giornata!

LA FIGLIA               Buongiorno mamma. Tanti auguri, papà. Per dimostrarti quanto sia bendisposta e di buonumore, pensavo di chiederti di accompagnarmi alle prove.

UN POVERO RICCO        Ah! Clara, mi spiace enormemente ma non posso.

LA FIGLIA               Sempre al lavoro? Anche oggi piazziamo esplosivi per realizzare plusvalore?

LA MOGLIE            Il buonumore è già finito.

UN POVERO RICCO        Abbi pazienza, ma fra poco ho un appuntamento con il mio architetto.

LA FIGLIA              Il tuo… Verrà qui? (Pausa) Dettagli da perfezionare, suppongo.

UN POVERO RICCO        Ve ne saranno sempre.

LA MOGLIE            Viene giusto a vedere se tutto è al posto giusto.

LA FIGLIA               E per prendere alcune decisioni su questioni di grande difficoltà.

Ridono, tranne il Povero Ricco.

UN POVERO RICCO        Oh, insomma! Siete invidiose del fatto che io sono felice per avere finalmente preso possesso degli spazi della mia nuova casa. Grazie al mio architetto, dovunque poso gli occhi mi imbatto in qualcosa di artisticamente compiuto. Ogni cosa qui esprime l’arte. Ogni minimo dettaglio è stato calcolato, disegnato, progettato.

LA MOGLIE            (Quasi interrompendolo) Quando afferri una maniglia posi la mano sull’arte, ti siedi sull’arte quando ti abbandoni stanco sul divano, i tuoi piedi affondano nell’arte quando cammini sul questo pavimento…

LA FIGLIA               (proseguendo) …quando, dopo una giornata di lavoro, poggi la testa sui cuscini, tu sprofondi la testa nell’arte. E con immenso fervore respiri l’arte. In ogni ambiente il tuo corpo nuota immerso nell’arte…

LA MOGLIE            (risolutiva) …E dato che anche il servizio di piatti è disegnato appositamente per questa casa, questo fatto raddoppia l’energia con cui la domestica taglia l’arrosto!

Ridono come sopra.

UN POVERO RICCO        Mi fate esplodere il cervello quando vi trovate insieme! Io sono stato lodato, per questa casa. Invidiato. Le migliori riviste d’arte e di architettura mi hanno esaltato come uno dei più grandi mecenati. È venuta persino una troupe cinematografica a fare delle riprese. Questa casa è stata definita “esemplare” e poi fotografata, studiata, illustrata, discussa.

LA FIGLIA               E giustamente. Ogni singolo ambiente costituisce un’armoniosa sinfonia di forme e colori. Pareti, mobili, rivestimenti e tessuti sono accordati fra loro nel modo più raffinato. Ogni particolare ha una sua precisa collocazione ed è in rapporto con gli altri secondo le combinazioni più straordinarie.

UN POVERO RICCO        (Stupito) Oh, finalmente! Meglio tardi che mai!

LA FIGLIA               Nulla, assolutamente nulla è stato dimenticato dall’architetto. Perfino il posacenere nella sala dei sigari, come ogni altra cosa, è perfettamente integrato nell’opera complessiva. Egli ha previsto tutto. In ogni dettaglio, in ogni forma, in ogni accento è qui espressa la visione geniale del suo creatore.

UN POVERO RICCO        È possibile quindi di tanto in tanto avere il supporto dell’artista che è in te?

LA MOGLIE            Sebbene non fosse consentito a nessuno di noi apportare modifiche o fare richieste che non fossero coerenti col disegno generale, a opera finita l’architetto respinse con modestia tutti gli onori. (Imitando grottescamente) “No, questi spazi non sono affatto miei. (Indicando la scultura sul fondo) Laggiù nell’angolo potete ammirare una scultura di Charpentier…”

LA FIGLIA              (Continuando ad imitare) “…e così come io me la prenderei a male con chiunque facesse passare per proprio il progetto di un edificio pur avendo usato anche una sola delle maniglie da me disegnate…”

LA MOGLIE            (come sopra) “…ecco che non posso arrogarmi il diritto di far passare quest’opera come una mia esclusiva proprietà spirituale”.

Ridono con più forza.

UN POVERO RICCO        Era un discorso nobile e coerente.

LA FIGLIA              A me è sembrato molto scaltro. Se non opportunista.

UN POVERO RICCO        (Con esagerato rimprovero) Clara!

LA MOGLIE            (Conciliante, alla Figlia) L’importante è che tuo padre si senta finalmente felice. Ha dedicato gran parte del suo tempo a studiare questa casa.

UN POVERO RICCO        Ed era necessario farlo con grande attenzione. Ci sono molte cose che devono essere ben impresse nella memoria. Ogni soprammobile e ogni oggetto d’arte o di design, che ho comprato appositamente su indicazione dell’architetto, ha una sua collocazione ben precisa e definitiva. L’architetto ha provveduto per il meglio. Ha pensato a tutto. Anche per la più minuta scatoletta vi è un luogo previsto appositamente.

LA MOGLIE                       Certo questa casa è veramente comoda. Tuttavia…

UN POVERO RICCO        Anche tu? Sentiamo.

LA MOGLIE                       Non so. È come se richiedesse una grande fatica mentale.

UN POVERO RICCO        Proprio per questo l’architetto, per venirci in aiuto, durante le prime settimane, ha sorvegliato giorni interi affinché nessun errore venisse commesso. Da parte mia, mi sono sforzato col massimo impegno.

LA FIGLIA               Ti ricordi quanto l’hai fatto arrabbiare quella volta che, posando un libro antico che tenevi in mano, l’hai messo sovrappensiero nello scaffale destinato ai giornali.

LA MOGLIE            E come ti ha guardato con compatimento misto a delusione quando ti è capitato di posare la cenere del sigaro in quella cavità del tavolo che era stata da lui appositamente disegnata per accogliere quell’antico candelabro.

UN POVERO RICCO        Non nego di avere provato all’inizio un totale smarrimento. Una volta preso in mano un oggetto non si finiva più di cercare di indovinare quale fosse il suo posto giusto, e talvolta l’architetto doveva srotolare i disegni di dettaglio per riscoprire il posto della scatoletta dei fiammiferi. (Alla fine improvvisamente serio per un barlume di autocommiserazione)

LA FIGLIA               Dove l’architettura celebra tutti questi trionfi, mi chiedo perché la musica sia rimasta così indietro. Per esempio, perché il tuo architetto non propone all’azienda dei trasporti di sostituire il puro e semplice suono delle fermate con il motivo delle campane del Parsifal? Evidentemente in determinati ambienti non si è ancora abbastanza sensibili all’arte.

UN POVERO RICCO        Tuttavia grazie al mio architetto, in casa mia posso ascoltare Wagner o Beethoven in ogni ambiente e quando voglio.

LA MOGLIE            Oh sì certo, la passione per la musica è di casa qui. Eppure, ho notato che recentemente è come se preferissi trattenerti a casa il meno possibile.

LA FIGLIA               Dopo tutta quest’arte sentirai il bisogno di riposarsi un poco. Oppure pensi che sia possibile vivere dentro un museo? O ascoltare per mesi e mesi il Tristano e Isotta?

UN POVERO RICCO        Adesso mi date addosso solo perché passo un po’ di tempo al club. Non ho commissionato questa casa per esserci murato vivo! (Silenzio) Clara, tu sai meglio di me che per l’arte si devono fare dei sacrifici. (Silenzio) La grande sedia a dondolo. Mio padre ci faceva sempre il pisolino dopo colazione, fino al rintocco del vecchio orologio…

La Moglie gli si è fatta sempre più vicino, alla fine quasi abbracciandolo lo bacia ed esce. Silenzio.

LA FIGLIA               (Guardandosi attorno) Catturare l’arte tra le pareti domestiche, fino ad applicarla ad ogni dettaglio, che è legato a quello adiacente in stretto contrappunto. Trovo tutto questo eccezionalmente soffocante. Capisco che le intenzioni fossero le migliori. In un brano musicale ogni singola nota è necessaria, è generata dalla precedente e si lega alla seguente. Ogni particolare è in rapporto con l’intero in modi che solo l’autore conosce perfettamente. Nemmeno dopo centinai di esecuzioni sarebbe possibile per l’esecutore né tanto meno per un ascoltatore venire a capo della sua visione completa. Personalmente non ho mai desiderato abitare all’interno di una sonata di Beethoven. Nella vita ho bisogno di separarmi dalla musica, di respirare. Qui invece lo sguardo non ha mai pace. Ovunque incontra un fraseggio infinito, una nuova modulazione che non risolve mai. Tutto è così privo di silenzio da essere inquietante. Ti sei mai chiesto se sia conveniente che gli spazi di una casa siano così belli, così definitivi, così adatti ad essere riprodotti sulle riviste? Devono essere per forza disegnati utilizzando i più complicati algoritmi? Essere fotogenici vuol dire essere abitabili? Devono necessariamente soddisfare una qualche vanità intellettuale?

UN POVERO RICCO        Ognuno ha le sue vanità, giusto? Sei una famosa concertista, pensi di essere immune dalla vanità?

LA FIGLIA               Non l’ho detto, né lo pretendo. Ma questi spazi, così perfettamente disegnati nel minimo particolare, queste pareti così sapientemente ritmate. È come vivere all’interno di una musica congelata, in una partitura di pietra. È evidente che il tuo architetto ha un sacco di idee. No, meglio: ha una teoria. Per l’architetto ambizioso avere una teoria è indispensabile come possedere il telefono. Una teoria ben precisa, assoluta, di cosa debba essere una casa. È un idealista. E come è ben persuaso della sua visione! Crede che una casa si componga a tavolino, ex-novo, come prodotto di una sua trascendentale intuizione, inesorabile come un’ondata di marea, ineluttabile come lo svolgimento di una forma sonata, esposizione, sviluppo, ripresa…

UN POVERO RICCO        Non ti è mai piaciuto, questo architetto.

LA FIGLIA               Non è questo il punto. Io lo accuso di essersi completamente dimenticato dei suoi poveri abitanti, pardon committenti. (Silenzio) Trovo che in questa casa sia quasi impossibile l’ironia.

UN POVERO RICCO        A sentirvi, tu e tua madre, non si direbbe.

LA FIGLIA               Questa casa è così tremendamente solenne e seriosa e per questo deve odiare l’ironia, peggio, la disprezza, perché l’ironia non è fotogenica ma ama le contraddizioni, le impurità, le stonature.

UN POVERO RICCO        E questa non sarebbe forse una teoria? Non sarebbe più semplice dire che questa casa non ti piace, e basta?

LA FIGLIA               Una casa deve piacere a tutti[1]. A differenza dell’opera d’arte, che non ha bisogno di piacere a nessuno. Beethoven non ha chiesto il permesso per scrivere i suoi ultimi quartetti, erano una sua faccenda privata. Il mondo non aveva bisogno della Grande Fuga op. 133. La casa invece soddisfa un bisogno, e non è una faccenda privata del suo architetto. Invece la musica che esce dal mio pianoforte vorrebbe strappare gli ascoltatori dalle sedie su cui sono comodamente seduti. La casa invece è al servizio della comodità.

UN POVERO RICCO        Dove vorresti arrivare?

LA FIGLIA               Nessuna architettura, per quanto complessa ne sia la composizione, può spiegare o esaurire in sé il problema dell’arte. L’arte è un gioco rischiosissimo portato avanti sino al punto di rottura del proprio linguaggio, dei propri strumenti espressivi, fino allo sradicamento, fino alla violenza. Un gioco che gli esseri umani hanno inventato forse proprio per esorcizzare lo sradicamento e la violenza. E tu hai scelto di vivere la tua vita in questo stato di esplosione contenuta a stento, di eterno camminare sul bordo di un abisso.

UN POVERO RICCO        Credo tu stia esagerando.

LA FIGLIA               Beethoven era un rivoluzionario. La casa deve essere conservatrice. L’opera d’arte indica all’umanità nuove vie e pensa all’avvenire. La casa pensa alle necessità del presente. L’uomo ama tutto ciò che serve alla sua comodità. E odia tutto ciò che lo molesta e vuole strapparlo da ogni tipo di sicurezza, ed è per questo che ama la casa e odia l’arte.

UN POVERO RICCO        Come è possibile odiare l’arte?

LA FIGLIA               Si dovrebbe! Io mi sforzo di odiarla! Ogni volta che mi siedo al pianoforte, io devo odiare la musica! Altrimenti divorerebbe la mia vita! Quando alla fine di un concerto il pubblico applaude, non stanno applaudendo l’arte. Quello è il suono della liberazione, perché finalmente possono tornare tranquilli nelle loro case! La casa non ha niente a che vedere con l’arte. L’architettura non è un’arte.

UN POVERO RICCO        Ma questo è ridicolo!

LA FIGLIA               Una sinfonia di Beethoven non ha uno scopo. L’architettura ha uno scopo. Tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell’arte. Tu hai voluto votarti all’arte. E hai pensato di farlo vivendoci dentro, immerso in questa melodia infinita, e ti ritieni persino fortunato per questo? Hai voluto e preteso di vivere in uno stato di eccezionalità permanente. Vivere in spazi sublimi in cui potere eternamente naufragare, ammaliato da armonie velenose. Hai pagato per vivere prigioniero dell’arte e ti senti perfino migliore per questo. Ti senti un santo, un martire dell’arte! Un monumento dovevi costruirti, un monumento funebre, una piramide! (Silenzio. Lentamente si avvicina al padre, con dolcezza) Scusa, papà. Ci vediamo al concerto. (Lo bacia. Silenzio) La sedia a dondolo del nonno, dovevi tenerla.

Entra la Moglie.

LA MOGLIE                       È arrivato il tuo architetto.

UN POVERO RICCO        Fallo entrare, grazie.

La Figlia esce. Entra l’Architetto. Dopo avere ricevuto, sulla soglia di ingresso, un impeccabile e galante baciamano e scambiato con l’ospite un intimo sguardo d’intensa intesa, esce anche la Moglie. L’architetto fa pochi passi per poi rimanere immobile, lo sguardo fissato sui piedi del padrone di casa, come dopo aver visto una cosa che l’ha scosso, da farlo quasi impallidire.

UN POVERO RICCO        (Andandogli incontro) Maestro!

L’ARCHITETTO    (Gravemente) Che razza di pantofole si è messo?

Un Povero Ricco si arresta improvvisamente, e osserva con angoscia le pantofole ricamate che sta indossando. Ma subito tira un respiro di sollievo. Questa volta si sente del tutto innocente.

UN POVERO RICCO        Ma architetto! Se ne è già dimenticato? Queste scarpe le ha disegnate lei stesso!

L’ARCHITETTO    (Scandendo perentorio) Certamente. Ma per la camera da letto! Qui, con queste due macchie di colore, lei rompe tutta l’atmosfera. Come può non rendersene conto?

UN POVERO RICCO        (Balbettando) Come?… Ha ragione… Me ne rendo conto, me ne rendo conto… Le chiedo scusa… Me le tolgo immediatamente…

Un Povero Ricco si toglie le pantofole per riporle in un cassetto a caso ma nel farlo chiede con lo sguardo l’approvazione dell’Architetto, il quale non gli toglie mai gli occhi di dosso.

UN POVERO RICCO        Se non le dispiace rimango con queste calze… (Speranzoso, con sorriso conciliante) Che ne dice di questi colori, non sono poi così impossibili, non trova?

L’Architetto con un gesto di indifferenza un po’ scostante distoglie lo sguardo per dare un’occhiata in giro, mentre il Povero Ricco non nasconde una certa felicità per questa tacita approvazione. Si stringono finalmente la mano.

UN POVERO RICCO        (Con ritrovata energia) Maestro! Oggi festeggio il mio compleanno. Amici e familiari mi hanno letteralmente coperto di regali. Le ho chiesto di venire, caro amico, perché mi dia qualche consiglio su come possano essere sistemati nel modo migliore.

Alle parole del Padrone, la faccia dell’Architetto si allunga a vista d’occhio.

L’ARCHITETTO    Sistemati cosa?

UN POVERO RICCO        (Timidamente) I miei regali.

L’ARCHITETTO    Ah! (tragicamente esplodendo) Com’è possibile che lei arrivi al punto di farsi regalare qualcosa? Non le ho forse disegnato tutto io? Non ho forse deciso io di quante stanze aveva bisogno, e quante automobili doveva tenere in garage? Non ho forse pensato io al suo personale museo privato, alla stanza antipanico e al tunnel di fuga richiesti dal sofisticato sistema di sicurezza? Non mi sono occupato io di decidere quale e quante finestre e dove dovevano guardare? O se le servissero uno o due appartamenti per gli ospiti? Se fosse meglio avere il garage vicino alla porta d’ingresso oppure dovesse accettare di bagnarsi un po’ prima di raggiungerla? Non mi sono forse preoccupato io di tutto? Lei non ha più bisogno di nulla!

UN POVERO RICCO        (Sorpreso) Ma, potrò pur comprarmi qualcosa!

L’ARCHITETTO    No, questo lei non lo può fare! Mai e poi mai! Ci mancherebbe altro. Cose che non sono state disegnate da me? (Indica la scultura in maniera clamorosa) Non ho già fatto abbastanza concedendole di tenere quel Charpentier che le piaceva tanto? La scultura che mi sottrae tutto il vanto della mia opera! No, lei ormai non può comprarsi più nulla!

UN POVERO RICCO        (Esterrefatto) Ma se il mio nipotino mi regalasse un lavoretto fatto all’asilo?

L’ARCHITETTO               Non è uno spazio per lavoretti questo. Se lo tenga in ufficio.

UN POVERO RICCO        (Speranzoso) E se volessi comperarmi un quadro d’arte contemporanea?

L’ARCHITETTO    (Sfacciato) E allora provi un po’ ad appenderlo da qualche parte, se ci riesce. Non vede che non c’è più posto per nulla? Non vede che ogni opera d’arte che io le ho scelto è stata incastonata come una gemma nella roccia più dura? Che per ogni quadro che io le ho appeso, io ho creato una cornice originale perfettamente integrata in ogni parete, per ogni muro? Non può neppure spostarlo, un quadro. Come può pensare quindi di trovare il posto per un quadro nuovo.

UN POVERO RICCO        Non… capisco…

Un Povero Ricco ormai vinto, piano piano si accascia a sedere, remissivo, l’Architetto lo abbraccia amorevole, paterno, esageratamente benevolo, quindi sempre più esaltato e visionario.

L’ARCHITETTO    Non capisce? Non ha ancora capito quale trasformazione è già avvenuta? Contavo che ormai se ne fosse accorto, che ne fosse ormai consapevole. Che grazie a questa casa lei si sentisse già felice e leggero. Profondamente felice, infinitamente leggero. Consideri la vita che l’aspetta d’ora in avanti. (Con tono capitale) Nessuno potrà mai più darle una singola gioia. Lei potrà, da uomo fortunato qual è, passare davanti alle vetrine dei negozi di ogni città del mondo senza provare desiderio alcuno. Per lei niente, non un solo minuscolo oggetto potrà essere prodotto, d’ora in avanti, di cui sentirà il bisogno, o meglio, di cui potrà convenientemente servirsi in questi spazi. Ogni oggetto del mondo esterno è bandito da questa casa. Per lei non esistono più pittori, artisti, arredatori, designer o artigiani. Nessuno dei suoi parenti più stretti potrà regalarle nemmeno una fotografia. Lei si aggirerà come un immortale tra queste mura e, come gli dei, è liberato in vita da ogni desiderio, da ogni aspirazione, dalla vita stessa… (citando, diabolicamente) “Noi possediamo l’arte che ha eliminato l’ornamento[2]“… Sì… Vedo che inizia a capire, mio caro… D’ora in poi lei dovrà imparare ad andarsene in giro con il suo cadavere… Sì! Lei è finito! Lei è completo!

     Buio.

 

[1] Da qui in poi nelle parole della FIGLIA sono inserite citazioni dal saggio “Architettura” di A. Loos.

[2] Si tratta di una citazione da “Ornamento e delitto”, testo celeberrimo di A. Loos. Queste parole, messe parodicamente in bocca all’Avversario dell’architetto viennese dovrebbero suonare come un sacrilegio, una profanazione, una sfida arrogante.