CASA FIENILE

REALIZZAZIONE DI VILLA UNIFAMILIARE IN FIENILE RESTAURATO.

RESTAURO E CAMBIO D’USO DI FIENILE DEL XVIII SECOLO CON REALIZZAZIONE DI CASA UNIFAMILIARE CON STRUTTURE IN LEGNO.

 

LOCATION:
ITALY – FERRARA

DESIGNER:
ARCH. HENRY GALLAMINI, ARCH. ADRIANO LAZZARI

PROJECT YEAR:
2015-2017 – realizzato

REALIZZAZIOEN DI VILLA UNIFAMILIARE IN FIENILE RESTAURATO.

RESTAURO E CAMBIO D’USO DI FIENILE DEL XVIII SECOLO CON REALIZZAZIONE DI CASA UNIFAMILIARE CON STRUTTURE IN LEGNO.

 

LOCATION:
ITALY – FERRARA

DESIGNER:
ARCH. HENRY GALLAMINI, ARCH. ADRIANO LAZZARI

PROJECT YEAR:
2015-2017 – realizzato

Il fienile oggetto di intervento si trova nella corte agricola a schema aperto (il tipo di insediamento di gran lunga prevalente nella nostra pianura sin dal XVII secolo) detta “Bertolda”, toponimo riportato già nella Carta del Ferrarese del 1812-1814 (conservata presso il Kriegsarchiv di Vienna), sulla strada che congiunge le località Aguscello e Gorgo, nel polesine di S. Giorgio.
La carta di epoca napoleonica illustra bene come il paesaggio agrario fosse concretizzato dagli insediamenti sparsi degli addetti alla coltivazione dei campi, secondo la regola generale che ogni podere ha la sua casa colonica e i suoi servizi (stalla e fienile), reciprocamente proporzionati secondo la manodopera necessaria alla sua conduzione.
Questi insediamenti stabili, insieme alla ville padronali, costituiscono uno degli elementi più stabili della memoria storica dell’antropizzazione della pianura emiliano romagnola, il cui paesaggio, legato a diversi fattori, non solo produttivi, si è fortemente modificato nel tempo. L’ambiente originario in cui questi edifici rurali, che ancora esistono, erano stati costruiti era il cosiddetto “paesaggio della piantata”, stabilizzatosi finalmente nel settecento col consolidarsi del rapporto di mezzadria e delle bonifiche idrauliche, e giunto quasi fino ai giorni nostri.
Mentre nella carta di età napoleonica l’insediamento non sembra aderente all’impianto edificato attuale, nella carta del 1899 si può individuare la corte costituita dal fienile attuale e da altri due edifici, il che fa pensare ad una “ristrutturazione” degli edifici in particolare del fienile che può farsi risalire a metà del XIX secolo.
Nel secondo dopoguerra, la modifica radicale del paesaggio agricolo ha portato nell’arco di qualche decennio alla fine del “paesaggio della piantata”. Le cause di questa trasformazione sono plurime e possono essere qui sommariamente elencate: le trasformazioni portate in agricoltura dall’introduzione di principi industriali, l’accorpamento gestionale, lo sviluppo della meccanizzazione, la carenza di manodopera, la razionalizzazioni aziendali finalizzate alla coltura estensiva.
Il paesaggio che ne è risultato è quello delle “larghe”, in cui seminativi nudi si susseguono senza soluzione di continuità, solcati da cavedagne e scoli di bonifica. L’ambiente che ne deriva è quasi privo di vegetazione ad alto fusto ed affida all’architettura degli insediamenti colonici, sparsi nella pianura, con i loro ampi tetti rosso-bruni e le macchie verdi della alberature che ombreggiano le corti, il ruolo di emergenze significative e di punti di riferimento: un oggettivo impoverimento che caratterizza il paesaggio agrario contemporaneo della pianura emiliano-romagnola.
Da cinquant’anni a questa parte si è assistito ad una continua erosione di territorio agricolo per ottenere aree industriali e produttive (poi terziario-direzionali), prevalmentemente incentrate su piccole e medie industrie del settore manifatturiero, con una tendenza netta al decentramento alla ricerca di aree a basso costo. La logica sottesa a queste lottizzazioni industriali era di scala strettamente comunale, vincolate a confini amministrativi e prive di coordinamento con i comuni confinanti, nonchè ispirati a principi meramente utilitaristici.
Questo ha comportato uno spreco di territorio e una difficile metabolizzazione del nuovo tessuto edificato produttivo rispetto al contesto rurale circostante: il nuovo “paesaggio di frangia urbana” ha aggiunto elementi di complessità e incoerenza ad una percesione del territorio sempre meno facile e appagante.
Dagli anni 70 si è assistito anche ad un processo di decentramento residenziale, nell’ottica della decongestione dei capoluoghi e dell’equipotenzialità del territorio, con una tendenza all’annullamento della dicotomia tra cultura urbana e cultura rurale. I capoluoghi cominciano allora a perdere abitanti per cederla ai comuni limitrofi.
L’edilizia residenziale nel territorio policentrico si realizza sul modello di sviluppo delle periferie, con andamento puntiforme che prevede l’edificazione discontinua al centro del lotto, caratterizzata da case isolate o binate, blocchi a schiera o palazzine a due/tre piani nei casi di maggiore densità. Il riferimento ai modelli delle periferie urbane non è solo morfologico ma anche sociologico. La periferia del capoluogo è il modello a cui ci si ispira laddove la residenza rurale è considerata con disprezzo in quanto simbolo della condizione contadina da cui riscattarsi o emanciparsi.
A questo si aggiunga lo sviluppo delle infrastrutture. Dopo quasi un secolo dalle prime ferrovie (Ferrara-Bologna del 1862, Ferrara-Ravenna-Rimini del 1889) che possono considerarsi ormai storicizzate in relazione al tempo trascorso e a interventi di attenuazione dell’impatto, le autosstrade, le superstrade, le tangenziali e i raccordi costituiscono per il territorio le ferite più recenti e non ancora del tutto cicatrizzate.
Contemporaneamente in agricoltura a causa dell’evoluzione continua delle tecniche di coltivazione, la sostituzione di colutere povere con altre ricche, l’introduzione di nuovi fertilizzanti, l’espansione della meccanizzazione, ad una diminuizione del numero degli addetti corrisponde un notevole aumento della produzione.
Nella cronica mancanza, dalla fine degli anni 50′ del novecento, di una programmazione del territorio strettamente connessa ad una corrispondente rappresentazione, e con la rinuncia al valore normativo del tipo insediativo ed alla sua sostituzione con codici astratti di carattere unicamente quantitativo, è venuta meno la possibilità di costruire un vero “paesaggio”.
L’ultima testimonanza dell’antica cultura agricola del nostro territorio e di un “paesaggio” degno di questo nome, rimangono le case sparse, una volta abitate dai mezzadri, poi coltivatori diretti, affittuari quindi lasciate al loro destino e disabitate, inserite nel microcosmo della corte rurale, che disponeva di quanto necessario per la vita di tutti i giorni: il pozzo, il forno, il fienile (ormai inutile anche come deposito di macchine agricole), l’orto, aggregati in modi diversi (a corte aperta, a corte chiusa, a blocco), con la facciate principali di casa e stalla generalmente rivolte a sud, organizzando gli spazi esterni anche attraverso l’uso di alberature ad alto fusto non legate all’attività agricola.
Sono queste corti rurali, praticamente inutilizzate o inutilizzabili a causa delle mutazioni avvenute nell’ambito della produzione agricola, che giocano, venuto a mancare la piantata, il ruolo di ultima trincea per la difesa dell’immagine storica del paesaggio agrario: sono l’elemento ultimo per una ricostruzione percettiva dei caratteri tradizionali della pianura, talvota snaturato con la realizzazione di un capannone a scatola o di un villino “moderno”.
Dagli anni Novanta del XX secolo la pianificazione urbanistica ha consentito la libera utilizzazione residenziale di case, stalle e fienili ponendo una serie di vincoli sulla qualità dell’intervento (numero di alloggi, interventi basati sul restauro). Una possibilità molto apprezzata dal mercato immobiliare che ha saputo cogliere anche la tendenza verso un neo-arcaismo urbano offrendo l’illusione di evasione in un ambiente naturale, facendo perno sulla mobilità basata sull’automobile.
Negli anni precedenti la corte era stata già frazionata e un edificio che ne faceva parte è stato appunto ceduto circondato da una recinzione e da una siepe che in parte avevano già compromesso l’unità della corte.
Nel corso del XVIII secolo si iniziano a trovare importanti testimonianze di un’attenzione delle’architettura “colta” verso l’edilizia rurale. La cultura illuminista ispirò non tanto realizzazione in luoghi determinati ma la messa a punto di prototipi, di modelli che potessero essere assunti e diffusamente applicati nella pratica edilizia corrente.
La casa colonica e la stalla fienile disegnati da Carlo Francesco Dotti nel 1734 costituiscono ne l’esempio più noto ed è essenzialmente indirizzato verso la regolarizzazione e razionalizzazione di una concezione consolidata. Pur nell’assenza di rimandi agli stilemi dell’architettura maggiore, in particolare nella stalla-fienile vi si trova una accentuazione della aulicità intrinseca all’espressione vernacolare.
Al modello del Dotti faranno riferimento per circa un secolo la maggior parte delle costruizioni rurali del bolognese e non solo. Il patrimonio edilizio attuale solo in minima parte appartiene ad una periodo anteriore alla prima metà del XIX secolo. L’aspetto e la consistenza si sono realizzati in un’epoca in cui l’industrializzazione era già iniziata e l’edilizia derivava in parte da una serie di processi seriali e da una manualistica e modellistica ampiamente diffusa.
E’ tuttavia certamente al modello del Dotti che dobbiamo ricondurre anche l’edificio in oggetto.
Le fasi costruttive potrebbe essere state le seguenti:
• impianto originario sul modello del Dotti (prima metà del XIX secolo);
• tamponamento dei portici laterali con muratura ad una testa, che risultamento malamente ammorsati ai pilastri (fine XIX secolo);
• rifacimento della stalla con solaio piano in laterocemento e colonnine prefabbricate in cemento con contestuale modifica dei pilastri in mattoni all’interno della stalla (anni ’30 del novecento);
• realizzazione di solaio in laterocemento nell’ala di sinistra, con parziale tamponamento del portico sud con muratura in mattoni non ammorsata ai pilastri; demolizioni di alcuni pilastrini e realizzazione di tamponamenti nella stalla (anni ’60 del novecento).
Attualmente l’edificio in oggetto è caratterizzato da condizioni di conservazione assai problematiche. La copertura, a causa di un parziale crollo, è in corso di ripristino, a seguito di SCIA presentata in data 27-04-2015 PR 1096/2015 PG 40831/2015. Le orditure secondarie sono completamente ammalorate e fortemente danneggiate, e questo vale anche per gran parte dell’orditura primaria, fatta salva la capriata centrale. Le murature non sono sufficientemente o per nulla ammorsate ai pilastri, e presentano significativi fuori piombo e lesioni passanti, in parte dovute al sisma del 2012. La stessa muratura dei pilastri presenta un ammaloramento dei giunti di malta, che nel corso degli anni sono stati integrati malamente con malte cementizie. I solai in laterocemento della stalla e della campata laterale presentano una grave ossidazione delle armature.
A ciò si aggiunga il degrado per cause biologiche causato da infestazione di colombi urbani, roditori e animali da allevamento, e quello causato dalle copiose infiltrazioni di acqua meteorica causate dai danni della copertura.


Il progetto
Il recupero della fabbrica storica
La cultura architettonica ha ampiamente dimostrato che la salvaguardia dell’ambiente non passa attraverso la conservazione del rapporto tra destinazione d’uso iniziale ed edificio, quanto attraverso quella tra edificio ed ambiente, individuando beninteso destinazioni d’uso compatibili sia con il primo che con il secondo. Il problema si sposta sulle modalità di intervento, individuando quelle che siano in grado di conservare la riconoscibilità ambientale nel suo complesso e quella dei singoli edifici in particolare.
Il progetto prevede la riconversione della stalla-fienile in abitazione singola, partendo dall’idea che le strutture storiche e quelle di nuova costruzione rimangano distinte e riconoscibili, pur arrivando ad un miglioramento sismico complessivo dell’edificio.
Laddove sulle strutture storiche si utilizzeranno tecnologie di recupero e restauro tradizionali legate alla cultura tecnologica del mattone, per le strutture di nuova costruzione si privilegeranno le tecnologie a secco a base legno.
Il progetto intende mantenere la qualità visiva e materiale delle strutture esistenti, in particolare quelle che costituiscono il paesaggio ossia vengono percepite dall’esterno:
• le murature esterne saranno pulite e recuperate con criteri conservativi, attraverso metodologie di restauro come il scuci-cuci e la reaintegrazione di giunti di malta adeguata e simile a quella storica. Non verranno realizzati intonaci nuovi all’esterno ma si lavorerà per salvaguardare e “congelare” l’immagine attuale del fienile, salvagurdando le aperture “storiche”.
• per quanto riguarda gli interventi strutturali sulle murature ,laddove occorra raddoppiare i dall’interno i muri esistenti ad una testa per esigenze di calcolo strutturale, questi nuovi muri in mattoni saranno intonacati con malte simile a quelle storiche utilizzate nel fienile.
• si prevede di demolire le porzioni di muratura più recenti che ha tamponato parte del portico principale
• la copertura sarà oggetto di un recupero delle capriate esistenti e di un ripristino integrale della tipologia e delle sezioni delle travi principali utilizzando esclusivamente legno massiccio tipo uso fiume
• le travi secondarie sono da sostituire completamente, e da rinfittire nell’interasse rispetto all’esistente, per ragioni strutturali. Verranno anch’esse realizzate con travi massicce di sezione simile all’esistente tipo uso fiume.
• Il tavolato semplice di copertura verrà sostituito con un doppio tavolato ligneo incrociato per dare rigidezza nel piano.
Il progetto prevede pertanto il recupero del portico passante, con demolizione dei recenti solai in laterocemento. Le murature che delimitano il recinto della stalla saranno conservate, così come i pilastrini in cemento armato degli anni ’30 che ne scandivano lo spazio aperto. Verrà restaurato il riquadro dipinto di verde con lettere rosse che reca il toponimo “Bertolda”.
Se la sagoma planivolmetrica originaria non viene assolutamente alterata, per la realizzazione delle nuove aperture nei prospetti si è lavorato per non alterarne l’unitarietà, realizzando tagli verticali nei quali le aperture vetrate (necessarie per la illuminazione e ventilazione dei nuovi ambienti abitativi) sono ordinate da tamponamenti e cornici in legno, posti in asse tra i pilastri esistenti.
Dal punto di vista distributivo, il progetto prevede di:
• organizzare gli spazi abitativi attreverso un involucro autonomo (realizzato con tecnologie a secco) rispetto al grande contenitore del volume storico, secondo il tema del “box in a box”, in gran parte indipendenti dai muri storici e del tutto dalla copertura, che rimarrà unitaria.
• utilizzare le ali laterali del fienile per gli spazi abitativi, in maniera simmetrica rispetto alla stalla e distribuiti su due livelli. I due nuovi fronti simmetrici dell’abitazione saranno arretrati rispetto al filo dei pilastri e del muro di ingresso della stalla, al fine di sottolineare le gerarchie storiche.
• Al piano terra verrà distribuito la zona giorno, soggiorno e pranzo ad est, cucina abitabile e studio ad ovest. Al piano superiore la zona notte. Questi spazi saranno articolati attraverso patii interni a tutta altezza (illluminati anche da lucernari in copertura) che servono come mediazione tra interno ed esterno e per aumentare la dialettica spaziale tra contenuto (gli spazi abitativi) e contenitore (il fienile storico).
• l’ingresso alla nuova abitazione avverrà attraverso la porta che conduceva alla stalla. Questà diventerà un ulteriore patio a tutta altezza che permetterà di percepire il grande coperto del fienile in tutta la sua ampiezza. Contemporaneamente, il mantenimento delle murature perimentrali della stalla (soprattutto verso il portico), con le aperture originali e le colonnine interne in cemento, permetterà di avere memoria del precedente configurazione spaziale.
• all’interno della zona adibita un tempo a stalla verranno realizzati gli spazi di ingresso (con doppio volume), distributivi e di servizio, organizzati tra due patii a tutta altezza. Questi spazi sono caratterizzati da ampie vetrate al fine di permettere la lettura della configurazione planimetrica originaria. Il grande volume a tripla altezza della scala, rivestito esternamente in legno, si configura come un oggetto autonomo, che permette l’ingresso della luce naturale all’interno della casa e la percezione della struttura di copertura attraverso ampie vetrate, in rapporto con l’ordine “gigante” dei pilastri in muratura. Il vano scala dà accesso al sottotetto, uno spazio aperto dotato di parapetti, da cui ci si affaccia su patii, portici e si può percepire la copertura del fienile in tutta la sua interezza.
• Sarà mantenuta la lettura storica della stalla-fienile, come la si percepisce dal portico ora completamente ripristinato: il pieno della muratura a terra con la porta di accesso alla stalla (da cui si accederà all’ingresso alla futura abitazione) e il vuoto sopra scadito dagli snelli pilastri quadrati in mattoni. Sopra di essi la copertura percepibile in tutta la sua ampia articolazione e integrità tipologica e filologica.
Il vano scala adiacente all’ingresso appare come un volume alto e snello, con tetto a falde asimmetriche, autonomo rispetto al coperto del fienile, dentro il quale è ospitato. La rotazione del volume del vano scala rispetto alla geometria generale dipende dall’orientamento solare: mentre il fienile è stato costruito seguendo un orientamento antesignano di quello che i “moderni” avrebbero definito “asse eliotermico”, con una inclinazione rispetto al nord geografico di circa 20 gradi, il nuovo vano scala è stato ruotato secondo l’asse del nord geografico, e il pianerottolo della scala, dotati di soffitto vetrato, ha centro nel centro geometrico del fienile stesso. Questa rotazione serve anche a sottolineare la dialettica spaziale tra la fabbrica storica e gli interventi di progetto.
La (seppure parziale) saturazione volumetrica delle campate laterali del fienile impone un riequilibrio, una trasvalutazione dei pieni e dei vuoti. Laddove era la stalla il pieno originario dell’edificio, i nuovi volumi costruiti nelle campate laterali impongono uno svuotamento del volume della stalla, possibile anche perchè il solaio esistente è piano in laterocemento e non in voltine, quindi totalmente primo di valore storico o soltanto “vernacolare”. All’interno del patio della stalla che porta verso l’ingresso dell’abitazione, il mantenimento delle murature perimetrali originarie, nettamente distinte da quelle di progetto dal punto di vista materico e geometrico, e delle colonnine in cemento come elemento “pittoresco”, permettere la lettura sinestetica e diacronica del volume iniziale della stalla e contemporaneramente della configurazione spaziale iniziale del fienile.


L’involucro interno e i materiali contemporanei
Come risulta da vari cabrei risalenti sino al XVI secolo, il legno come materiale da costruzione era ampiamente utilizzato non solo per solai e coperture ma pure per le strutture verticali. Ciò vale per i pilastri della stalla-fienile che sembrano rivendicare, analogamente a quanto appurato per il portico urbano, un’origine lignea delle eleganti pilastrate in mattoni. Nelle abitazioni era usuale l’uso del legno come struttura a telaio con murature di tamponamenti.L’uso non solo del legno come materiale strutturale ma anche di tamponamenti vegetali è documentato sino al primo quarto del XVIII secolo. Tamponamenti in legno sono riscontrabili anche ai giorni nostri come memoria di una cultura materiale caduta in disuso.
Per la realizzazione delle nuove strutture di elevazione e degli impalcati, il progetto prevede l’utilizzo di strutture a secco, realizzate il più prossibile con materiali a base legno (strutture portanti in x-lam o traliccio). Queste nuove pareti, laddove separino direttamente gli ambienti interni dall’esterno, saranno finite esternamente con una facciata ventilata in legno.
In corripospondenza della aperture finestrate sulle murature storiche di prospetti esterni, verranno realizzate delle porzioni di tamponamenti lignei con cornici sporgenti in legno al fine rendere esplicita questa duplicità costruttiva tra culutura del mattone e del legno. La cornice e i tamponamenti in legno servono anche per proporzionare la dimensione delle aperture (di cui la parte vetrata è solo una parte) rispetto a quella della parete muraria e dei pilastri in muratura che sono dotati di base e capitello e pertanto possono essere assimilati ad un classico “ordine gigante”.


La sistemazione esterna
Città e campagna sono oggi aspetti di un’unica condizione di vita, in cui è sempre maggiore la richiesta di una simbiosi armonica tra le due parti.
La corte rurale è sempre stata definita da segni che per quanto labili (canalette di scolo, siepi, steccati) esprimevano la volontà di definire un margine chiaramente individuabile.
La realizzazione della superstrada Ferrara-Mare, che passa a poche decine di metri dall’edificio, e la realizzazione di via della Tenuta, con i relativi svincoli viabilistici e sottopassaggi, ha cambiato enormemente il paesaggio della corte rurale in oggetto.
Le aree esterne sia all’esterno che all’interno non solo dell’area di proprietà ma della corte agricola stessa, oltre che dai campi coltivati sono caratterizzate da una vegetazione incolta e spontanea, partecipano dell’essenza del “residuo” così come teorizzato da Gilles Clément nel suo “Manifesto del terzo paesaggio”, 2004:
“Il residuo deriva dall’abbandono di un terreno precedentemente sfruttato. La sua origine è molteplice: agricola, industriale, urbana, turistica ecc. residuo (délaisseé) e incolto (friche) sono sinonimi.
(…)
Il carattere indeciso del Terzo paesaggio corrisponde a un’evoluzione lasciata all’inseime degi esseri biologici che compongono l territorio, in assenza di ogni decisione umana.
(…)
Ogni organizzazione razionale del territorio produce un residuo.
(…)
In ambito rurale i residui occupano i rilievi accidentati, incompatibili con le macchine per lo sfruttamento agricolo, e tutti gli spazi di risulta direttamwente legati all’organizzazione del territorio: confini dei campi, siepi, margini, bordi delle strade ecc.
(…)
Il disinteresse per il Terzo paesaggio da aprte dell’istituzione non modifica il suo divenire, lo rende possibile.”

Il carattere di questo “Terzo paesaggio”, qui formato da residui di territorio rurale generati da trasformazioni sia infrastrutturali che del modello di produzione agricola, hanno generato un microcosmo eterogeneo e caotico: porzioni fittamente boscate, generosi alberi di noce, impenetrabili cespugli, lacerti di frutteti, racchiusi dalla maglia della viabilità esterna (via del Gorgo, via della Tenuta, la superstrada) ed interna (percorsi di accesso alle coltivazioni agricole).
I limiti dell’area di intervento in oggetto non sono i limiti di questo paesaggio. Inoltre la corte agricola, riconducibile al tipo di corte centrale, di cui fa parte il fienile oggetto di intervento è stata frazionata antecedentemente all’adozione del RUE. Nelle planimetrie di stato di fatto e progetto, vengono contestualizzate negli spazi aperti dell’intera corte (e oltre) le trasformazioni previste.
Nei limiti dell’area di intervento, il progetto delle aree esterne è giocato su due livelli: uno di organizzazione e uno di indecisione.
L’organizzazione è concentrata attorno al fienile, anzi in continuità ad esso: in asse con il portico si sviluppa un percorso esterno rettilineo che intercetta gli ingressi carrabili, la tettoia per le automobili e la piscina, realizzata in cemento grigio chiaro, senza rivestimento ceramico. Questi percorsi, il portico, i patii e i marciapiedi perimetrali al fabbricato, saranno realizzati con una pavimentazione ghiaia a vista realizzata con calcestruzzo colorato nella massa. Questa pavimentazione non sarà realizzata in aderenza al fabbricato, attorno al quale sarà mantenuta una fascia perimetrale in ghiaia.
La parte rimanente dell’area non avrà percorsi definiti, disegnati, ma parteciperà dello “spirito del non fare, (…) dell'”indecisione (…) in equilibiro col potere, [considerando] la non organizzazione un principio vitale grazie al quale l’organizzazione si lascia attraversare da lampi di vita” (Gillles Clément, 2004). Verranno pertanto mantenute tutte le alberature esistenti, e inseriti alcuni nuovi elementi (cespugli, alberi in piccoli gruppi, siepi), in modo da non segnare un limite ber preciso con un singolo tratto ma conferendo spessore evolutivo a questo paesaggio residuale.

Progetto architettonico e DL: Arch. Henry Gallamini, Arch. Adriano Lazzari

Progetto strutture: Ing. Mario Fiorini

Progetto impianti: Ing. Maurizio Farinelli